Vive la liberté!

Cosa vuole la destra?


Non vuole nessuna “sicurezza”, ma solo il caos. Vuole far leva sul rancore per il “benessere” perduto del corpo sociale medio e popolare, agitando spettri: immigrazione di orde di illegali, aumento della criminalità. Ma sono falsità.

La destra vuole agitare il malcontento di disuguaglianze crescenti che, come sempre, sono i più poveri e in difficoltà a subire, i ceti popolari tutti. La destra italiana pronuncia la parola “sicurezza” con la mano sulla pistola. Promette protezione mentre prepara una società nella quale il proprietario armato riceva comprensione, l’uomo in divisa ottenga fiducia cieca, perché strumento del potere, e chi vive ed è più in difficoltà debba dimostrare la propria innocenza perfino se lo stanno per uccidere.

Si è trovato un capro espiatorio – lo straniero – per aizzare la paura degli italiani – i bianchi – che già pagano per una situazione che li schiaccia nel dominio di classe (perché questo sono lo sfruttamento, i salari da fame, la marginalizzazione, il depauperamento). Non si guarda alle ragioni della povertà, si reprime il dissenso e si protegge il privilegio di una società di diseguali. Il disordine viene alimentato con l’abbandono per poter poi schiacciare chi reagisce.

La destra vuole il caos e che il rancore aumenti per poter reprimere.

A Bologna, al Pilastro, è successo qualcosa che non doveva succedere. Un fatto gravissimo, un uomo ucciso come George Floyd, immobilizzato sull’asfalto fino a morire mentre gridava ‘aiuto’. Un uomo ucciso dalle forze dell’ordine, come è già successo altrove in questi anni. E la città ha reagito con sdegno. Con solidarietà la comunità del Pilastro si è stretta attorno ai tanti Fakir che la abitano. Con solidarietà la città ha risposto, piena di sgomento. Una città dove abita ancora il sentimento della comunità civile, tra tutti i ceti, dove le classi popolari chiedono una cittadinanza piena, al di là del colore della pelle e della condizione.

Ma al Pilastro la comunità ha già sofferto un’Amministrazione che ha percepito come lontana, come estranea. Non doveva essere il Sindaco a convocare una manifestazione di protesta e di solidarietà con la famiglia di Fakir, ma magari aderire ad una manifestazione convocata dai cittadini. Se proprio voleva esserci, in piazza Nettuno, lui che rappresenta un’Amministrazione che non ha esitato a mandare i cellulari della polizia a proteggere un cantieri, doveva esserci in silenzio, per esprimere la sua partecipazione.

Ma nella piazza c’era quella Bologna che reagisce sempre, con spirito civico e di autentica partecipazione. Erano in tanti in piazza Nettuno. Era una piazza plurale, con vari umori e sentimenti, sotto varie bandiere. Poteva anche contestare, ma non era lì per quello. Era per esprimere il rifiuto di un modo di usare la “sicurezza”, le forze dell’ordine, di un modo di affrontare disagio e malcontento, dell’arroganza di un potere che vuole avere le mani libere per reprimere, invece di accudire un corpo sociale provato.

E c’erano, certo, quelli che gridavano “assassini” ai poliziotti. Ma doveva finire lì. Certo, la rabbia, la tensione. Ma più che spintonare gli agenti in tenuta, con i loro scudi, perché, poi, provocarne la reazione? In piazza Roosevelt si è assistito a un copione noto. Che è poi degenerato come era da attendersi. A che pro? Per mostrare che «la polizia reprime»? Se non sapessimo che chi governa non aspetta altro, che la polizia non avrebbe atteso altro che far partire gli idranti e i lacrimogeni. E perché le barricate, le auto in fiamme, le vetrine infrante? Forse per dimostrare che c’è un malcontento che cova? La destra non aspetta altro, per poi reprimere ancora di più. E poter accusare il sindaco di esserne responsabile.

Meglio avrebbero fatto il sindaco e i suoi colleghi e colleghe della giunta ad andare alla chetichella al Pilastro la sera prima. Ma non l’hanno fatto, sanno di non essere “popolari”, hanno la coda di paglia.

Lepore, De Pascale, Schlein, ma anche Conte, dovreste andare al Pilastro. Magari non a fare discorsi, anche se non c’è nessuno a farvi una foto, magari per ascoltare e provare a comprendere. Chissà che non ci troviate un’Italia diversa.

A chi ora afferma che dobbiamo stringerci attorno a Lepore perché, altrimenti, sarà il diluvio, dobbiamo dire che chiediamo conto a loro di tutti gli errori fatti. Che, lo sappiamo, vengono da lontano, ma di cui lui e i suoi supporter condividono la responsabilità. In città, la destra non ha ancora attecchito (anche se non credo a chi dice che non attecchirà mai). Ci possono essere alternative – un’alternativa in avanti c’è sempre – basta che non ci si lasci travolgere dal vortice insensato che solo questi possano «fermare le destre».

Se non si cura il disagio, la destra troverà linfa per il suo messaggio di morte. E molte delle scelte fatte dall’Amministrazione non hanno fatto nulla per lenire il disagio, anzi amplificandolo. Guardiamo oltre, perché loro non sono più credibili (e che Schlein e il Pd nazionale se ne faccia una ragione).

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