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Unione Popolare: ora popolare l’unione o aprirsi, per fare blocco


25 novembre 2022

Due mesi sono trascorsi da elezioni che hanno visto l’affermarsi delle destre, il crollo del M5S e un Pd rimasto al palo, pur avendo imbarcato Sinistra Italiana e Verdi, mentre Calenda e Renzi portano la loro scialuppa a presidiare il centro, pronti a servire a destra o a manca, a seconda delle convenienze, secondo a vecchia teoria andreottiana dei “due forni”. Ma ciò che più ha contato è stata l’astensione, che per la prima volta ha raggiunto il 36.8% degli aventi diritto, un record.

Unione Popolare ha portato a casa 403mila voti alla Camera, pari all’1.43%. Meglio ha fatto la lista di Paragone, con la sua Italexit (534mila voti, l’1.90%) e voti hanno preso anche Italia Sovrana e Popolare (348mila, l’1.24%), De Luca Sindaco d’Italia (quasi 213mila voti, lo 0.76%, portando a casa un deputato), Vita (201mila, 0.72%), SVP (117mila, ma con 3 deputati), Mastella (46mila, 0.16) e PCI (24.555 voti, lo 0.09%) più altri, con ancora meno voti.

Un bilancio deludente per UP, come si è detto, almeno nel complesso, con alcune punte positive in alcuni collegi (tra cui Bologna e altri nel Sud). Non dobbiamo dimenticare, però, quanto ha penalizzato UP il meccanismo elettorale: quella soglia del 3% ha sottratto molti consensi potenziali che, per non “sprecare” il voto, si sono rivolti altrove. Certo, la lista è stata messa insieme in tutta fretta, grazie alla convergenza di Rifondazione Comunista, Potere al Popolo Manifesta e il piccolo movimento di Luigi De Magistris, Dema, e allo sforzo dei militanti che sono stati capaci di raccogliere 65mila firme in tutta Italia per poter presentare la lista in tutti i collegi. E, però, un po’ per “l’oscuramento” da parte dei media, un po’ per la scarsità dei mezzi di pubblicità e propaganda, UP non è riuscita a par passare il suo messaggio fondamentale, quello di essere l’unica lista dichiaratamente di sinistra (a differenza di Paragone o di ISP) alternativa al Pd e ai suoi alleati.

Passate le elezioni era importante continuare per rinforzare due messaggi: che Unione Popolare non è nata solo come “lista” per le elezioni del 2022 ma che intende andare avanti; che la campagna elettorale ha raccolto consensi che vanno oltre i consensi delle forze costituenti originarie che, in prospettiva, danno ragione dello scopo di fondo per cui la lista è nata: quello di mettere insieme una forza politica di sinistra, alternativa al Pd e ai suoi alleati, che si divenga riferimento centrale della sinistra alternativa (o “radicale”).

Come continuare e in che modo dare corpo ad una forza politica propriamente detta? Il programma di UP era ricco e articolato, incentrato su alcuni temi fondamentali, quali ad esempio: le politiche ambientali, per favorire la transizione ecologica, contro il consumo di suolo e la cementificazione; il NO all’autonomia regionale differenziata; le politiche del lavoro, per la diminuzione del precariato e un intervento sul salario minimo; il rafforzamento della sanità pubblica, con il potenziamento della sanità territoriale e un maggiore coordinamento nazionale; il rafforzamento dell’istruzione pubblica; la tassazione progressiva a vantaggio delle fasce più povere, aumentando il prelievo sulle fasce più ricche.

Tutto questo, per dare concretezza alla prospettiva, si sarebbe dovuto risolvere in una più presente iniziativa sul territorio, legandosi ad associazioni e movimenti già esistenti e appoggiandone le iniziative, ma anche facendosi promotori di momenti di riflessione e aggregazione autonomi.

Ciò non si è ancora verificato, il che desta qualche preoccupazione. Un certo grado di “resistenza” da parte delle forze costituenti a spendersi per UP, rinunciando quindi alla loro autonomia; la mancanza di un’organizzazione strutturata, che molto pesa nel dare continuità alle decisioni interne; la mancanza di obiettivi immediati su cui far marciare l’iniziativa: queste sono tra le ragioni della lentezza nel dare seguito al “progetto Unione Popolare” In realtà, i terreni su cui mettersi in campo sarebbero molti e le occasioni di sarebbero. Come è stato, ad esempio, il caso della manifestazione tenutasi a Bologna il 5 novembre, contro il Passante, per l’ambiente e l’occupazione (in appoggio alla lotta alla GKN). Da quello sarebbe dovuta seguire un’iniziativa, che è mancata.

Il fatto è che Unione Popolare può sopravvivere e prendere corpo solo se si “popola”. E questo non potrà avvenire che promuovendo iniziative che raccolgano consenso e allargando il perimetro delle alleanze, aprendosi alle altre forze già esistenti ma anche a movimenti e associazioni. Unione Popolare vuole esistere? Deve farsi forza promotrice. Unione Popolare deve intervenire nel dibattito in corso nella sinistra vasta, non può restare alla finestra. Deve andare a “stanare” i suoi competitor: siete di sinistra? Allora diteci come la pensate su transizione ecologica, modello di sviluppo, beni comuni, etc. Se la pensiamo allo stesso modo, sulle questioni fondamentali, facciamo fronte comune, non tergiversiamo.

Alfonso Gianni, in un pezzo recente uscito su “Volere la luna” e altri siti, pone il problema: “Dopo tante occasioni perdute si ripropone la necessità di costruire un soggetto politico di sinistra. Ci vuole un processo costituente che, peraltro, non può partire né dal Pd, né dal M5Stelle, né dai frammentati, seppur talora vitali, movimenti di lotta. Occorre creare le precondizioni di quel processo: la convergenza su alcuni punti programmatici comuni e, soprattutto, il superamento della separazione tra politica e cultura.” L’articolo di Gianni è condivisibile, anche se non del tutto. Troppo sbrigativa è l’analisi del risultato del voto. Tuttavia, coglie nel segno quando afferma che è tornato il momento di pensare a un nuovo soggetto politico.

E la sinistra che fa? Sinistra Italiana e Verdi sembrano stare alla finestra, il che è un pessimo segno. Il Pd attraversa il suo travaglio, ma i segnali non sono incoraggianti. Perché il fatto è che è il Pd a intrappolare la sinistra in Italia, rendendo di fatto impossibile la sua composizione. Nato come evoluzione “post” voleva essere quel Democratic Party di un’Italia che non è l’America, con un sistema bipolare che qui da noi non c’è. Al suo interno, le componenti hanno finito per annullarsi l’un l’altra, riducendosi a “correnti”. Ed è prevalso il partito che guarda al centro con vocazione di governo spiccata ma lontano dai ceti popolari. La sinistra, nel Pd, è rimasta così intrappolata.

Oggi, ci troviamo di fronte alla svolta. E’ ora di ricomporre, ricucire, andare a recuperare ceti e gruppi perduti, che hanno detto basta al gioco della democrazia che non fa nulla per loro. Saremo essere all’altezza? Dobbiamo, perché i tempi lo esigono.


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