Vive la liberté!

Cosa stiamo capendo di quanto succede


Ieri sono stato alla manifestazione a Bologna. Mi sono fermato dove via San Felice sbocca su via Marconi. A destra, verso piazza Malpighi, i poliziotti schierati, con scudi e caschi, davanti ai blindati. Ho visto scorrere un lungo, lunghissimo corteo, di ragazze e ragazzi, e anche qualche adulto, festanti, che cantavano e gridavano qualche slogan, pochissime bandiere, molti cartelli (ne ricordo uno che diceva “vogliamo il caos, perché l’ordine non ha funzionato”). Non c’era nessuno con il passamontagna, né la sciarpa arrotolata. Tutti pacifici e contenti di esserci, di reclamare attenzione. Sono stato fermo lì 25-30 minuti e il corteo continuava a scorrere, il che vuol dire che saranno stati 5mila, 7mila, 10mila? Non so, ma erano tanti.

Com’è ormai noto, il corteo è stato fermato dai poliziotti schierati a metà di via Marconi. Così, la massa di persone ha cominciato ad addensarsi, perché in tanti continuavano ad arrivare. E si sono poi mossi i poliziotti      da piazza Malpighi, che hanno così iniziato a “comprimere” la folla in via Marconi (qualcuno l’ha chiamata la tecnica del “panino”).

Non so cosa sia successo, se per il fastidio di non potersi muovere, gli slogan lanciati ai poliziotti, ma da quelli di via Marconi è iniziata la carica: manganelli, lacrimogeni, i blindati che avanzano e poi gli idranti. Una violenza gratuita, fuori luogo. Ragazzi e ragazze che scappavano impauriti, gridando, la folla che correva di qua e di là, tra i gas. C’erano minorenni, forse non bambini, e la cosa è stata davvero indegna.

La manifestazione è continuata, sì, ma progressivamente i tantissimi che non erano andati per “confrontarsi” con la polizia, hanno iniziato a svicolare. Altri sono rimasti, sono comparse sciarpe e felpe incappucciate, e i più temerari, o forse solo riottosi, hanno tenuto il campo, ma anche altri, non volendo abbandonare la scena solo ai violenti. È scesa la sera, le violenze della polizia sono continuate. Ancora alle 21, secondo quanto abbiamo visto sui social, gli scontri proseguivano tra i manifestanti rimasti e i poliziotti. Con le tristi scene di violenza che abbiamo potuto vedere: i manifestanti feriti, l’ambulanza investita dagli idranti. Poi, altrove, qualcuno ha pensato bene di sfasciare qualche vetrina (come quelle della Nike) e saccheggiarla.

Cosa abbiamo capito?

  1. Che c’era una grandissima massa di giovani che erano lì per manifestare, esprimere la loro rabbia e far parlare di sé, della loro condizione, reclamare attenzione. Inermi, pacifici, senza nessuna intenzione di fare danni ma solo di protestare. Qualcuno si vorrà far carico di ascoltarli?
  2. Che le forze dell’ordine hanno agito malamente, con l’intenzione di generare il panico, con violenza gratuita, inaccettabile. Chi li ha istruiti ad agire in questo modo dovrebbe risponderne, se fossimo una democrazia compiuta. Il sindaco dovrebbe chiedere spiegazione, in primis, di questo comportamento delle forze dell’ordine. Altro che “ringraziamenti” alle forze dell’ordine (A. De Maria, Pd): perché non chiedere conto di quel comportamento scellerato?
  3. Che ci sono stati gruppi di manifestanti che hanno accettato lo scontro, finanche alla fine provocandolo, visto che dall’altra parte i poliziotti non aspettavano altro (e questa è l’impressione). E che poi si sono dati alle violenze sulle vetrine, sui cassonetti e le biciclette. Vandalismi gratuiti. Certo, chi ne fa le spese sono anche i negozianti. Solidarizziamo con loro, certo. Dopodiché non possiamo chiedere più repressione, che a farne le spese saranno gli altri, non i violenti. Tra l’altro, possibile che abbiamo forze dell’ordine che non sono in grado di intervenire selettivamente in casi come questi? Invece di tirare acqua sul mucchio e caricare con manganelli e lacrimogeni ragazzi inermi… Ma è chiaro che il disordine fa comodo a chi le dirige e a molti altri. Erano tutti ragazzi e ragazzini violenti tutti venuti per protestare o c’era forse qualcuno venuto apposta solo per far casino e gettare fango sulla manifestazione? La destra e il governo gongolano a poter dire che le manifestazioni sono violente e vanno dunque represse. Anzi, faranno di tutto per accentuare la loro postura repressiva a fronte di una protesta che si radicalizza. Hanno fermato tante persone, molti minorenni, e tanto fa. Non solo malmenati, ma arrestati.
  4. Che è inaccettabile sentir dire che, siccome ci sono dei violenti, allora tutti gli studenti, tutti i giovani e le giovani che erano lì per protestare sono violenti e vanno repressi. Piuttosto, anche quella violenza andrebbe “compresa”: da dove viene? Perché ci sono ragazzi e ragazzini che la praticano? Se è ridicolo pensare che questi siano “organizzati” (o addirittura “fomentati” da “menti” che vogliono organizzare la rivolta) è però vero che agiscono in gruppi, guidati da uno spirito di vandea dei tempi nostri, dove a farne le spese sono le marche e i beni di consumo. Il fenomeno non dovrebbe interessare solo i sociologi e qualche opinionista, ma anche le forze politiche. Cosa vogliono? Cosa esprimono? E delle rivendicazioni dei ragazzi non violenti non vogliamo parlare? Di ciò che queste loro proteste esprimono?
  5. Che abbiamo un problema, che è sociale, che riguarda la politica (che pare muta), che riguarda le generazioni. È un bel casino, perché il problema è enorme e ha radici profonde e viene da lontano e riflette una società che ha preso da tempo una deriva che non fa ben sperare. Anche questo va annoverato tra i guasti del capitalismo neoliberista, tocca dirlo, che anche a sinistra è stato assecondato in modi vari. Ed è su questo che si giocherà la credibilità delle forze progressiste alle prossime elezioni: non basterà essere contro la Meloni, l’autoritarismo repressivo, il tecno-fascismo. Bisognerà attrezzarsi fin da ora per proporre cambiamenti radicali.
  6. È chiaro che il problema è globale, nazionale e non riguarda solo noi. Ma riguarda, però, anche il governo locale: cosa si fa per la condizione dei giovani (a cominciare dal lavoro, dagli affitti, dalla mobilità, dall’assistenza sociale)? Cosa si fa per l’abbandono scolastico? Cosa si fa per i consumi di droga e il disagio sociale e comportamentale? Cosa si fa per le periferie?

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