A quanto pare, c’è violenza e violenza. C’è la violenza di quelli che spaccano le vetrine, irrompono nei negozi, sfasciano le Mobike e poi tirano anche i sanpietrini sulla polizia. E c’è la violenza insensata dei poliziotti e dei carabinieri che con i manganelli si accaniscono su ragazzi che a volte sembrano poco più che bambini, che inseguono con i lacrimogeni frotte di giovani sotto la Tettoia Nervi a Bologna, persino fuori dalla manifestazione, che in ogni città dove si è manifestato – e sono state 40 – si sono accaniti con le migliaia di giovani in corteo senza che da questi fosse venuto un solo gesto violento.
Erano lì per protestare contro le scuole che vengono giù a pezzi, senza riscaldamento o aria condizionata, senza docenti di ruolo, con aule affollate. Contro una scuola classista che non dà prospettive. Erano lì per protestare contro una vita che è divenuta invivibile, tra i prezzi che schizzano e il lavoro che è solo precario. Erano in strada non perché li aveva convocati un partito, ma per esprimere la loro rabbia, la loro ansia.
Mentre le “forze dell’ordine” (ormai si dovrebbe sempre scrivere tra virgolette) erano lì con i manganelli pronti, scudi e caschi, lacrimogeni in canna e idranti. Pronti a picchiare, a menarle con più violenza possibile. Una violenza inaudita.
Come non condannare le violenze? Certo che le condanniamo! E come non condannare chi lascia che muoiano tre lavoratori al giorno sul lavoro? Chi si accanisce contro chi protesta mentre lascia un Paese allo stremo? Come non condannare chi vuole persino impedire che si protesti?
Perché poi, protestare va bene, purché non si dia fastidio. Hanno protestato a Taranto, in migliaia, ma nessuno di quelli al potere si è preso la briga di ascoltarli, come non lo hanno fatto i media. Hanno protestato in Calabria e Basilicata gli agricoltori, i camionisti, e nessuno se li è filati. Hanno protestato i giovani contro la crisi climatica e l’inerzia dei governi. E in centomila lavoratori sono scesi in Piazza per protestare con i sindacati. Ma hanno trovato parole di condanna solo per le vetrine infrante e per criticare la “complicità” dei “radical chic” della sinistra (ma chi???).
Perché se c’è una violenza che va condannata è quella che ha portato alla morte di Maricarmen Abascal, al sequestro dei libri di Sally Rooney, allo strangolamento di Cuba. E alle innumerevoli violenze che si stanno perpetrando giornalmente negli Stati Uniti. Per non parlare dello sterminio di Gaza. All’impoverimento di milioni di persone a vantaggio di pochi.
Milioni sono scesi in piazza già l’anno scorso, per la Palestina, per dire no allo sterminio perpetrato con la complicità dell’occidente. Milioni di giovani, milioni a cui non solo è stato rubato il futuro ma viene oggi rubato il presente. Da un’agenda politica che li strangola e li annichilisce, che vede il potere accrescersi nelle mani di pochi, che vede le ricchezze accentrarsi nelle mani di quegli stessi pochi. E come ogni volta, se si alza la protesta, la si ignora e i media infastiditi parlano di “disagi”. Finché non arriva la fantomatica violenza (vorrei poi credere che quei ragazzi siano davvero andati a saccheggiare una libreria Feltrinelli: come non pensare a degli infiltrati? A quelli che vogliono solo rimestare nel torbido? O, infine, ad una rivolta in stile “banlieue”…).
Non possiamo solo commentare la violenza di 50 e dimenticarci del disagio vero che c’è dietro ai 50mila scesi in strada per protestare.
Perché c’è un malessere, che è strutturale, e attraversa le fasce più deboli. In cui sono i giovani a soffrire di più, privi di vie d’uscita se non sono figli dei genitori giusti.
Oggi non siamo di fronte a un nuovo ’68, purtroppo. Non c’è nessun assalto al cielo in vista, solo il grigio cieco della vita precaria. Così, per quelle migliaia che scendono in strada, ci sono i blindati pronti di quelli che sono lì «per difenderci». Per difendere le nostre vetrine, le nostre Ztl. Dalla teppaglia. Già, ma chi difende i nostri ragazzi da loro? Loro, che sono gli unici autorizzati a usare la violenza a loro piacimento.
Noi abbiamo vissuto «nel migliore dei mondi possibili», ci avevano detto. Oggi, i ragazzi ci presentano il conto.
Grazie a Tommaso Pincio, a Lavinia Marchetti, a Bruno Pastorino e tanti altri che si sono espressi per condannare la violenza. Quella che uccide il futuro di quelli a cui è stato rubato anche il presente.

