Vive la liberté!

Perché non andare insieme?


Mentre sul fronte ucraino la stasi appare minacciosa, mai come adesso appare necessario spingere per una soluzione negoziale. Ma l’Europa latita, vagheggiando addirittura il coinvolgimento diretto di uomini e mezzi per fermare l’avanzata russa. Nessun segno di dissociazione, però, pare giungere dalle forze politiche italiane presenti nel Parlamento europeo. È per questo che è assolutamente necessario che in quel consesso vi sia una voce forte di dissenso.

Certo, la lotta per portare un messaggio di non belligeranza anti-militarista e pacifista in Europa può avere successo solo se riesce a coagulare il necessario consenso.

La maggioranza degli italiani vede questa deriva militarista con preoccupazione: più del 50% è contrario al riarmo, ancora più alta la quota di chi non vuole un coinvolgimento dell’Italia in quel conflitto, in qualunque conflitto. Il consenso dei partiti è scarso e la stessa affluenza al voto rischia di essere bassa. L’elettorato appare sfiduciato, tanto delle Istituzioni europee quanto dei partiti che ora siedono in Parlamento. Pd e 5 Stelle appaiono per lo più muti, divisi come sono sulla necessità di contendersi un “campo largo” che pare frutto solo della contingenza politicante.

Sono le forze che si oppongono apertamente alla deriva militarista che devono conquistare la fiducia degli elettori, per portare l’Italia e l’Europa su una strada diversa. E possono farlo. Dobbiamo convincere tutti che votare per chi si oppone a quella deriva non è inutile, non è vano. Che solo così quella deriva potrà essere fermata.

La legge elettorale vigente stabilisce una soglia, il 4% dei votanti. I sondaggi, a tutt’oggi, vedono una situazione elettorale ancora ferma. Mentre il grosso degli elettori appare ancora sfiduciato – l’astensione è stimata al 50% – il consenso delle liste anti-militariste appare ancora debole: quello di Alleanza Verdi Sinistra italiana (AVS), stimato tra il 3.5% e il 4%, quello di Pace Terra Dignità (PTD), ancorché appena nata e in crescita, attorno al 2%. La campagna elettorale è appena iniziata, la battaglia mediatica sarà senza risparmio di colpi. L’obiettivo del 4% è alla portata, entrambe le liste possono ambire al 4% o più, raccogliendo anche il consenso di quegli elettori “delusi”. Con la soglia al 4% le due liste anti-militariste rischiano di rimanere fuori anche perché vi sono elettori che potrebbero optare per un voto più “sicuro”, per non disperderlo, anche se per chi ha posizioni meno nette. «Piuttosto che disperdere il mio voto, lo do a un partito “progressista” che è comunque meglio della destra». Sì, ma i progressisti attuali non hanno posizioni non belligeranti e non belliciste.

Perché non andare insieme, allora? AVS e PTD dovrebbero seriamente pensare di unire le forze e correre alleate, perché insieme potrebbero tranquillamente aspirare all’8% o più, finalmente coagulando anche i consensi di chi, non più timoroso di “sprecare” il proprio voto, li sceglierebbe (peraltro AVS, da sola, non arriverà mai a quella percentuale).

Nelle dichiarazioni dei leader di AVS – il cui motto per la campagna elettorale è “Il coraggio di osare” – si è sempre sostenuto che non è stata “la soglia” a tenerli insieme (Sinistra italiana e Verdi), ma la convinzione di un progetto. AVS, però, non rappresenta tutto il variegato mondo della sinistra pacifista che oggi non trova voce e resta non rappresentato. E non solo perché è “minoritario”, ma perché è disunito. Non è minoritaria nel Paese la convinzione pacifista e anti-militarista: diamole peso e speranza, portiamola al voto dandole prospettiva! Che osino ora, quindi, i compagni di AVS alleandosi con chi può essere loro al fianco. Uniamo le forze perché insieme si può incidere! Alleati avremo più forza!

È chiaro che AVS non vuole “rompere” con il Pd, di cui è alleata in Italia. Ma in Europa si va soli e, peraltro, allearsi con PTD non sarebbe “contro” il Pd che ha solo da guadagnare ad avere in Europa chi può appoggiarlo in chiave anti-militarista (non si capirebbe, allora, perché vogliano ora candidare Cecilia Strada e Marco Tarquinio se non per dare loro spazio). La ritrosia di Sinistra italiana a fare alleanze più larghe – perché solo i Verdi? – non appare spiegabile se non come azzardo identitario, in questo caso poco giustificato, però.

PTD non ha vincoli, è libera, e può aprire una prospettiva di rottura. I consensi di PTD saranno netti e se AVS vuole andare per la sua strada stretta, PTD marcerà da sola. E sarà fiera portatrice in Europa delle istanze del pacifismo anti-militarista. L’obiettivo del 4% è alla portata e si potrebbe anche fare di più.

Firmiamo perché PTD possa presentare le proprie liste!

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