Vive la liberté!

Perché sostenere Pace Terra Dignità


Alle prossime elezioni europee facciamo sentire una voce diversa! Le istituzioni comunitarie, il Parlamento europeo devono poter esprimere l’opinione e il peso di quelle larghe fasce di popolazione che non si riconoscono nel bellicismo imperante, nella spirale militarista che ora professa la rincorsa agli armamenti, il ricorso all’opzione militare come scelta politica. Bisogna riportare in Europa l’idea della non belligeranza, della coesistenza pacifica, del dialogo. Sta passando, finanche nel linguaggio, l’idea che una guerra nucleare, magari «a bassa intensità», sia un’opzione possibile. Come se non ci si rendesse conto che quella non è e non può essere un’opzione.

Non si tratta, qui, di generico “pacifismo”, non stiamo parlando come “figli dei fiori” ignari della truce realtà della “politica”. Si tratta, invece, di riportare la politica sui binari della ragionevolezza e del realismo, guardando a ciò che oggi più dovrebbe preoccuparci: la crisi climatica, con la correlata ingiustizia che essa provoca, e lo squilibrio nella distribuzione della ricchezza e le iniquità che da esso derivano.

L’Occidente è in crisi – una crisi della democrazia che si accompagna a una crisi del suo modello squilibrato di sviluppo – e pare aver perso un suo ruolo nel mondo, preda di una sindrome di accerchiamento, incapace di guardare al superamento della propria “supremazia” che vede messa in discussione dai paesi emergenti.

Due sono oggi i terreni geopolitici su cui si sta misurando questa crisi: il ruolo della Nato, nello scacchiere europeo, e quello di Israele, in quello mediorientale. Crisi “locali” che hanno assunto dimensione “mondiale”. La prima, determinata dall’estensione verso est dell’Alleanza atlantica, in una contrapposizione con la Russia e Putin (per quanto “neo-imperiale”) che non doveva svilupparsi secondo le logiche che ora stanno prevalendo e che vanno modificate alla radice. La seconda, generata dall’espansione di Israele sui territori palestinesi, con l’imposizione di un regime di apartheid e di lenta occupazione che ha fatto esplodere la “questione palestinese” e che oggi vede Israele perseguire una logica di annientamento del popolo palestinese oltre ogni ragionevole limite di autodifesa, con uno sterminio di popolo di dimensioni immani, cui i governi occidentali assistono impassibili.

L’Europa dovrebbe giocare un ruolo tutt’affatto diverso, non succube della politica di potenza americana, ma di mediazione e interlocuzione, di dialogo, di ponte. Serve un’Europa che prenda su di sé il proprio destino non pensandosi “potenza nucleare” o “fortezza”, ma terreno d’incontro e di scambio.  

Portare una voce diversa in Europa, questo è lo scopo della Lista Pace Terra Dignità. Una lista che è nata per iniziativa di Michele Santoro e Raniero La Valle e che aveva inizialmente trovato un ampio consenso nelle forze sparse della sinistra, con molti punti di contatto con quanto veniva maturando tanto in Unione Popolare che in Sinistra Italiana e qualche distinguo. Di fronte alle divergenze, però, vi è chi ha preferito astenersi e defilarsi dal progetto, ritenendo le dissonanze più importanti delle assonanze.

Potere al Popolo, una delle componenti che aveva dato vita alla lista di Unione Popolare, ha deciso di non sostenere la lista di Pace Terra Dignità (PTD), per tre ragioni (si veda il loro documento “Elezioni europee? Ecco cosa faremo”).

La prima è che PTD avrebbe una posizione ambigua sulla questione palestinese, negando il genocidio in atto, non esplicitando il sostegno alla resistenza palestinese, e sul ruolo della Nato, negando la necessità di un suo superamento.

La seconda è che PTD non considererebbe PD e M5S avversari politici, aprendo esplicitamente all’alleanza a Sinistra Italiana, inoltre «riempendo la lista di figure ambigue e compromesse».

La terza è che PTD sarebbe gestita in modo “personalistico” da Santoro, che avrebbe rifiutato il confronto “alla pari” con UP e altre forze, mettendole di fronte a un “prendere o lasciare”.

Queste tre ragioni sono speciose. La prima non è sostanziata, come dimostra ciò che in queste settimane vanno affermando tanto Santoro e La Valle che molti altri rappresentanti e candidati di PTD.  La seconda è inconsistente. Per quanto Pd e M5S possano avere posizione ambigue sulla guerra e sulla questione palestinese, sono interlocutori politici fondamentali per portare l’UE su posizioni diverse, non belliciste e militariste. Così come lo è Sinistra Italiana. La terza è irrilevante e non risponde al vero. Come dimostrano la mia e quella di molti altri candidati di PTD, ciò che fa la posizione di PTD è quanto noi tutti sosteniamo, individualmente e come lista. Santoro e La Valle sono personalità di spicco che, in un mondo dell’informazione mediatico come quello in cui siamo, possono dare visibilità alle nostre istanze, tanto quanto le manifestazioni di piazza e le prese di posizione dei singoli.

In ogni caso, le ragioni suddette non sembrano dirimenti. Ha senso negare l’appoggio a PTD solo perché le posizioni dei suoi candidati non rispondono in tutto e per tutto alle posizioni di una singola forza? Quale unità nella diversità si può auspicare che non sia assoluta coincidenza? Non ha, invece, più senso convergere su una posizione di No alla guerra, No alla politica espansionistica della Nato, No alla politica di Israele, Sì al cessate il fuoco, per la sospensione immediata dello sterminio in atto a Gaza? Indebolire una lista come PTD, sottrarle consenso, significa solo dare più spazio alle voci opposte, al militarismo, al bellicismo.

Portiamo il consenso di quelle larghe fasce della popolazione italiana che sono contro la guerra, contro il militarismo serpeggiante, contro il bellicismo, a aderire a PTD.

Portiamo PTD al Parlamento Europeo! Firmiamo perché la lista possa presentare i suoi candidati nelle cinque circoscrizioni! Firmiamo tutti!

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